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IL ROMITO
- CHI
E'? -
-BREVE
STORIA DEI ROMITI E LORO COMPITI-
-ELENCO
DEI ROMITI DELLA CAPPELLA DI SAN VITO-
CHI
È?
Il
romito o eremita era un custode laico del Santuario. Quella di
avere un custode laico è una caratteristica di molti santuari
campestri.
Poche stanze adiacenti al santuario sono servite e tuttora
vengono utilizzate dal custode. Durante i secoli ruolo
preziosissimo per le sue numerose funzioni e soprattutto
in questi ultimi tempi il romito è servito ad impedire che la
chiesa fosse oggetto di assalto da parte di vandali, come
purtroppo lo sono stati altri luoghi religiosi isolati.
BREVE
STORIA DEI ROMITI E LORO COMPITI
La storia del
Romito (in dialetto nolese
"l'armit", cioè "eremita") parte
sicuramente nella seconda metà del secolo Diciassettesimo. Il
primo di cui si ha notizia certa è un francese Giovan Battista
Guilbert (morto a anni 65, il 28. 9. 1682) "Heremita
in Capella Campestri S. Viti", come risulta dagli atti di
morti conservati nell'Archivio Parrocchiale. Il romito viveva presso
la cappella in due piccole stanze poste una sopra l'altra sul lato
sud - est dietro al campanile ed era nominato dal Comune con
l'accordo del Parroco.
La qualifica di eremita non gli veniva dal fatto che
fosse un religioso dedito alla preghiera e alle opere di penitenza,
ma dal fatto che vivesse isolato e custodisse questo luogo sacro.
Risulta da numerosi documenti che il romito avesse delle
incombenze precise da rispettare e godesse di alcune rendite
della cappella.
I numerosi compiti che aveva si possono così riassumere:
- "Fungere da sacrestano"
del Santuario e servire alle funzioni che in esso si
celebravano.
- Spazzare la Chiesa Parrocchiale e
servire alle funzioni principali.
- Custodire il santuario e l'arredo
ivi contenuto.
- Tenere costantemente pulite le
adiacenze (piazzale, porticato, giardino).
- Tenere in ordine le strade di
accesso al Santuario.
Si richiedeva inoltre che chi
assumeva tale incarico avesse una condotta morale integerrima, fosse
un buon cristiano e desse anche un buon esempio.
Aveva il diritto di:
- Utilizzare i vani
dell'abitazione.
- Coltivare l'orto e i terreni di
proprietà comunale nei pressi della cappella.
- Compiere la questua in paese due
volte all'anno (in alcuni periodi anche nei paesi limitrofi).
Oltre ai compiti già elencati verso
la fine del '700 risulta che dovesse portare l'abito clericale
nero e il Comune lo stipendiava per suonare le campane della
Chiesa Parrocchiale.
Come si vede nei tempi antichi per svolgere questo ruolo si
richiedeva per lo più che la persona fosse credente, praticante ed
esemplare nel comportamento: era praticamente (anche se non per
tutti ) una scelta di vita quasi religiosa.
Più tardi (già verso la fine dell'800) il romito svolgeva però un
compito prevalentemente tecnico, simile a quello del sacrestano.
Se fu difficile far rispettare sempre le prescrizioni materiali,
ancor più fu difficile ottenere sempre da tutti l'esercizio delle
virtù cristiane. A volte il Comune pressato dall'urgenza di avere
il custode non badava più di tanto alla condotta morale della
persona incaricata, e allora i parroci non condivisero talune
scelte.
Vi sono stati però ottimi modelli di romiti, al punto che in
alcuni casi furono vere e proprie figure di religiosi, quasi monaci
che vivevano nella preghiera, nelle loro occupazioni, nel servizio
alla cappella e alla parrocchia e nell'esercizio delle virtù
cristiane.
Tra questi ultimi spicca la figura del conte di Rivarossa.
Durante una battaglia fu ferito ed egli attribuì la sua guarigione
all'intercessione di San Vito. In ringraziamento volle ritirarsi
presso la Cappella nel 1794.
Fece ampliare la casa dotandola di un piccolo porticato, cantina
e altre piccole camere oltre alle due già esistenti. Fece
anche cingere con un muro l'orto e il giardino e al fondo in centro
costruì un grande pilone entro il quale fece dipingere la scena
del suo ferimento e si fece ritrarre mentre rivolgeva la sua
preghiera a San Vito. L'impegno nell'ampliare la casa e nel renderla
più accogliente non fu disgiunto da una testimonianza cristiana
convinta, infatti: "passò ivi gli ultimi suoi anni,
edificando coll'esemplare sua pietà quanti lo avvicinavano".
Non fu l'unico "bravo romito" perché il parroco don Corio
nella sua relazione per la visita pastorale del 1769 annota: "In
questa Parochia vi sono due Romiti... uno de' quali si è Gioan
Cantone vestito d'abito nero con la dovuta licenza dei Superiori
Ecclesiastici, di buoni costumi, il quale attende al servizio della
Chiesa Parrocchiale... e questo fa il suo dovere circa tal impiego
di Romito."
Anche Frate Alberico, già monaco trappista, veste da
chierico ed è munito delle carte necessarie. "Serve qualche
volta alle funzioni parrocchiali, frequenta i sacramenti e sembra
essere esemplare". Quel "sembra essere" non è
sicuramente da intendere in senso negativo, in quanto i parroci
nelle loro relazioni se debbono esprimere giudizi negativi non vanno
certo per il sottile.
Più tardi (1840) il prevosto don Grella usa parole di elogio per il
romito Rogliardo "che veste l'abito chiericale...
risiede sempre alla detta cappella... ed osserva esattamente le
regole prescritte".
Vi furono inoltre romiti che non solo dedicarono la loro vita
alla custodia e al servizio della Cappella di San Vito, ma
lasciarono i loro averi per il culto al Santo: è il caso del
secondo romito conosciuto, Pio Bussone, che con una scrittura
del 16 maggio 1689 nominò la Cappella "erede
universale" di tutti i suoi averi.
A partire dalla fine dell'Ottocento la funzione del romito
divenne praticamente quella di custode.
Fino agli anni Sessanta del secolo ventesimo il Romito ebbe la
facoltà di questuare per integrare il modesto reddito che gli
veniva dalla coltivazione dei terreni. La "colletta"
avveniva due volte l'anno a luglio e a novembre. A sottolineare
l'importanza che il Santuario di San Vito aveva non solo per il
paese di Nole vi è il fatto che il Romito fino al periodo prima
dell'ultima guerra aveva il diritto di questuare anche nei paesi
limitrofi.
ELENCO
DEI ROMITI DELLA CAPPELLA DI SAN VITO
1.
Giovan Battista Guilbert
V
28. 9. 1682
Primo
romito conosciuto, di origine francese, “Heremita in Capella
Campestri S. Viti”, morto a anni 65.
2.
Pio Busson o Bussone 1689
Costituì
la Cappella di San Vito come sua erede universale con scrittura il 16
maggio 1689.
3.
Giovanni Battista Genova ?
- V 10.7.1697
“Eremita
Capellae SS. Viti, Modesti et Crescentiae, … percussus à fulgore in
dicta Capella, … dum statim à vita migravit propter atrocem fulguris
ictum pulsante campana ad fulgura et tempestates quitandas tempore
praeservatum fructuum”. La sua morte è stata causata da un fulmine
caduto sulla cappella. Insieme a lui morì anche una certa Orsola, figlia
di Giambattista Cresto.
4.
Franc. Antonio Gorbellino inizio
‘700
Morì
a 55 anni il 14. 12. 1724. Costituì un legato di messe settimanali
all’altare di San Giuseppe nella cappella di San Vito.
5.
Giuseppe Bertino
? - V 2. 1. 1735
Morto
a 60 anni.
6.
Antonio Genoa
?
- V
19. 12. 1742
Morto
a 61 anni.
7.
Frat. Antonio Noveri
1750 - V 27. 5. 1756
Morto
a 35 anni. Fu sepolto “in tumulo ecclesiasticorum”, cioè nella
tomba degli ecclesiastici. Quest’ultima precisazione ci permette di
leggere con sicurezza quel “Frat” prima del nome, che sta per Frate,
gli altri eremiti, infatti, sono stati sepolti in loculi comuni.
8.
Gioan Cantone
1769, 1771
Fu
Michele. Nello “Stato delle anime del 1769” è detto
“eremita”.
Il
prevosto don Corio lo ricorda con queste parole: “vestito d'abito
nero con la dovuta licenza dei Superiori Ecclesiastici, di buoni costumi,
il quale attende al servizio della Chiesa Parrocchiale essendo altresì il
medemo stipendiato dalla Comunità per suonare le campane, e questo fa il
suo dovere circa tal impiego di Romito”.
9.
Sebastiano Pich
1768 - ……
La
Relazione lo chiama Pic Sebastiano, l’Ordinato del Consiglio Comunale
Sebastiano Pich fu Vincenzo, mentre lo “Stato delle anime” sia
del 1769 che del 1770 lo chiama Merlo Pich Sebastiano fu Vincenzo.
Inoltre, nello Stato delle anime, non è chiamato “eremita”,
come il Cantone, ma si fa esclusiva menzione del suo abitare “a S.
Vito”. L’Ordinato fa espressa menzione della nomina dell’Eremita
e il Pich viene definito “dottato di buone qualità, timorato
dell’umana e divina giustizia mai stato processato, ed insomma persona
ben gradita a questo pubblico, e zelante pel servizio della chiesa”.
Il
prevosto Corio invece dichiara di non approvare la sua nomina:
“L'altro si è Sebastiano Pic Vedovo senza alcun abito, né licenza, il
quale non attende ad altro che a custodire la Cappella, o sia la Chiesa di
S. Vitto, ed a spazzare qualche volta la Chiesa Parochiale, ed ambedue
questi Romiti sono nominati dalla Comunità coll'approvazione del Paroco,
il quale però sin'ora non ha ancora approvato il sudetto secondo Romito
per giusti e degni mottivi, qual secondo Romito è stato solamente
nominato da un anno a questa parte”.
10.
Vittorio Cavalleri, Conte di Rivarossa
1794 – 183?.
11.
Chialamberto Giuseppe
? - V
24.7.1804
Figlio
di un certo Giovan Battista, morì a 68 anni da “heremita sacelli S.
Viti”.
12.
Antonio Ruella fu Tomaso 9 Temale XII –
Nominato
dal Sindaco, assunto i poteri del Consiglio
13.
Martina Antonio
? - V 19. 8. 1807
Figlio
di Tommaso, morì a 50 anni “solitudinis incola sacelli sanctorum
martirum Viti, Modesti e Crescenziae”. “Hermite
à la chapelle de St Vite, est decedé en etat nubile”.
14.
Don Pietro Cecilio Gerardi di Lanzo
12. 5. 1807 - ?
Cappellano
facente funzioni di eremita.
15.
Nepote Giuseppe
?
- 1814
ex- frate francescano
di Rivarolo. Lascia la
cappella nel 1814.
16.
Fra Alberico Ricopre l’incarico nel 1825
?
- ?
già monaco della Trappa
17.
Carlo Rogliardo Ricopre l’incarico nel 1840
?
-
?
18.
Novero Bernardo V
13. 2.1863
19.
Novero Antonio dal 19. 4.1863
- ?
Dalla
delibera dell’affidamento dell’incarico risultava convivente con il
fratello Bernardo, morto in quell’anno. Il Consiglio “avuto
riguardo alla sua avanzata età e stato di povertà” e “tenuto
conto dei miglioramenti procurati” da lui “alle terre
appartenenti a detta cappella” decide di “volerlo conservare a
godere di quei locali e terre annesse … per il restante dei di lui
giorni e temporariamente nominandogli il Bertellino Gioanni per
coadiuvarlo nel disimpegno del servizio imposto al romito… con che vi
esista sempre fra di essi comunione di interessi riguardo ai proventi di
detto romitaggio”.
20.
Tibaldi Vincenzo fu Carlo o Richiardi
Luigi 1871 - ?
Dalla
delibera per l’affidamento dell’Incarico alla giunta per la Nomina del
“guardiano”, risultano proposti i nomi suddetti, con l’indicazione
prioritaria del primo. Non si conosce la scelta del Sindaco.
Il Consiglio nel fare la proposta decide di rimuovere il
precedente, di cui però non si fa il nome. Il Sindaco “pone
susseguentemente in discussione la proposta della surrogazione del
guardiano destinato alla Cappella e Santuario di San Vito propria di
questo Comune dettato da motivi di scandalosa inezia dell’attuale, che
diede luogo a ripetute e ben giuste lagnanze per parte di questa
popolazione..”
21.
Boggia Francesco fu Battista dal
12.9.1924 - 1930
22.
Vassallo 1930 – 1949
23.
Cibrario Pietro dal
14.4 al 10.11.1949
24.
Baima Giuseppe (*
1890) dal 10.11.1949 al
5.11.1958
25. Rigoletti
Emilio (*Viù 23/10/1914) dal
1.7.1964 al 1976
25. Rigoletti
Emilio (*Viù 23/10/1914) dal
1.7.1964 al 1976
