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Storia
e leggenda di San Vito
San Vito è stato ed è ancora oggi tra i Santi più
venerati in Europa; è praticamente impossibile
elencare le località e i luoghi di culto a lui dedicati.
“I seguenti
dati statistici sono già, a loro modo, impressionanti: mentre oggi si
incontrano 150 località che pretendono di conservare reliquie del santo, nel
medioevo sono più di 1300 i luoghi in cui troviamo il santo come patrono di
chiese, cappelle ed altari. Molto
venerato in età medievale e fino all’epoca barocca, Vito rientra nel famoso
gruppo degli ausiliatori. Ma tra questi egli si segnala particolarmente
perché conta almeno 34 patronati, cifra-record insolita anche per questo gruppo di
santi.” (I Santi a cura di Peter Manns, Jaca Book, Piacenza, 1987, pag. 137).
Il suo culto si
diffuse subito dopo la morte. A Roma gli fu dedicata una Chiesa già nel IV sec.
Oggi è dedicata ai SS. Vito e Modesto. Si trova in Via Carlo Alberto non
lontano dalla Stazione Termini, nei pressi della Basilica Patriarcale di S.
Maria Maggiore. Dopo secoli di abbandono, crollò e fu ricostruita completamente
nel 1477 per iniziativa del papa Sisto IV, lo stesso che fece edificare la
Cappella Sistina. Fu ancora restaurata nel 1834 e nel 1901. Conserva due
facciate quella del 1901 e quella quattrocentesca da cui attualmente si entra.
E’ sede di un titolo cardinalizio, dell’ordine diaconale.
Da
“il libro di San Vito, storia, leggenda e culto di un santo Medievale” di D.
Ianneci, ed. Ofanto, Salerno, 2000:
Benché
per secoli il culto di San Vito abbia alimentato la fede popolare, genuina ed
ingenua, nelle regioni del Sud e del Nord dell'Europa, la tradizione
agiografica su San Vito è ancora oggi in larga misura da studiare.
Esistono
numerosi codici di epoca medievale sparsi per l'Europa che riportano testi relativi
alla vita e alla passione del santo martire che sono stati in minima parte
studiati. La tradizione manoscritta è floridissima, e la copiosità del
materiale agiografico dimostra il grande rilievo che nel Medioevo assunse il
culto di questo santo nell'intera Europa cristiana.
Tralasciando alcune varianti, la storia di San Vito narra
di un fanciullo sette anni, nato in Sicilia da nobile famiglia e martirizzato a
Roma al tempo dell'imperatore Diocleziano (303-304 d.C.). Figlio di un padre pagano,
il fanciullo Vito, educato al cristianesimo dal precettore Modesto e dalla
nutrice Crescenzia, operava molti miracoli e prodigi nella sua terra, tanto che
l'autorità locale, il preside Valeriano, lo fece arrestare, torturare e
chiudere in carcere. Il padre cercò di convincere il fanciullo a rinnegare la
sua fede con punizioni e con lusinghe, ma inutilmente. Liberato da un angelo,
insieme a Modesto e Crescenza, dopo un viaggio per mare, approdò in
Lucania, presso il Sele, dove continuò a compiere miracoli e prodigi.
Fu poi chiamato a Roma dall'imperatore Diocleziano che aveva un figlio (o
figlia) ossesso. Vito lo guarì, ma
l'imperatore irriconoscente lo fece ugualmente incarcerare e torturare in quanto
il fanciullo non aveva voluto rinnegare la sua fede e sacrificare agli dei
romani. Un angelo, però, liberò Vito, Modesto e Crescenzia dai terribili
supplizi a cui furono sottoposti, e li condusse a volo presso il fiume Sele,
dove i tre spirarono.
Quando e dove sia stata elaborata questa storia non è
possibile indicare. Certo in essa confluirono diversi spunti leggendari, fioriti
nei luoghi di culto più antichi
intorno al V sec., diffondendosi poi con varianti più o meno significative in
tutta la cristianità. Fissata in questa forma nella tradizione medievale
la storia di San Vito e dei compagni martiri diventò tra il VI e il VII
secolo uno dei racconti agiografici più popolari in Europa. AI racconto
originario della passio del martire si aggiunsero col tempo moltissime leggende
relative alle translationes delle sue
reliquie in varie città e monasteri, e a vari miracoli compiuti dal martire,
leggende che contribuirono ad accrescere ulteriormente la sua fama che alla fine
del XV secolo raggiunse l'apice.
Folle
di uomini devoti, di diverso ceto, di diversa
cultura, di varia estrazione, si recavano in pellegrinaggio ai più
importanti e celebri santuari
consacrati al suo culto, in Sicilia, in Puglia, in Sassonia,
in Boemia, nei villaggi e nelle
città europee, per impetrare le grazie divine a colui che era considerato uno
dei più potenti intercessori presso Dio.
La
devozione per San Vito e per altri campioni della fede si sviluppò in modo
quasi ossessivo per tutto il Medioevo fino a diventare una degenerazione della
vita religiosa che agli inizi dell'età moderna aveva costruito una vasta
galleria multiforme di santi che diveniva sempre più colorita e vivace. La
Chiesa dovette fronteggiare con molto impegno la tendenza sempre più marcata
della gente a venerare i santi non come semplici intercessori, quali
effettivamente erano, ma come diretti dispensatori di grazie.
Il popolo, infatti, vedeva nei santi figure così reali e familiari che
si associavano tutti gli impulsi religiosi più superficiali ed istintivi.
“Nel culto dei santi- scrive Huizinga - si cristallizzava tutto un tesoro di
idee e sentimenti più comuni e ingenui”, tutta una esperienza religiosa bonaria,
primitiva e banale.
Tutti
i santi hanno nell'immaginario popolare del tardo Medioevo attributi propri e il
popololi conosce tutti attraverso i
vestiti, i simboli del martirio, le storie più o meno leggendarie e più o
meno agghiaccianti relative alla loro morte.
Tutti
i santi hanno nell'immaginario popolare del tardo Medioevo attributi propri e il
popolo li conosce tutti attraverso i
vestiti, i simboli del martirio, le storie più o meno leggendarie e più o
meno agghiaccianti relative alla loro morte.
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